lunedì 27 marzo 2017

Quanto siamo liberi e quanto siamo condizionati nella nostra vita?



Quanto siamo liberi e quanto siamo condizionati nella nostra vita? Fino a che punto sono io a scegliere il cibo che arriva sulla mia tavola? Se ci fermiamo un attimo a pensarci su capiamo che siamo ben poco liberi e fino a che non ci rendiamo consapevoli di questo resteremo sempre schiavi dei condizionamenti.

Il condizionamento principale credo sia derivato dalla televisione, che si tratti di pubblicità o film  è un continuo martellamento: mangia, compra, mangia... naturalmente le pubblicità di cibo sono alternate a quelle dei medicinali ma qui si dovrebbe aprire un discorso a parte ;-)

Quando andiamo a far la spesa cosa scegliamo? Ancora con il ritmo musicale dello spot pubblicitario ci attireranno confezioni di qualcosa di cui difficilmente ci chiediamo cosa ci sia dentro, ma poco importa perchè in tv la modella o il bellissimo bambino mangiandola era felice e sano....



Siamo condizionati però anche da noi stessi, dal nostro retaggio culturale e dalle nostre emozioni e forse questo tipo di condizionamento è ancora più subdolo perchè la tv la possiamo spegnere, dei nostri condizionamenti neanche ce ne rendiamo conto il più delle volte.

Avete presente nei delfinari quei poveri delfini che devono esibirsi? Cosa ottengono dopo una piroetta? del pesce... il premio perchè sono stati bravi...
Non è forse quello che succede anche a noi? Quante volte ci premiano i genitori e poi da adulti continuiamo a premiarci da soli perchè siamo stati "bravi"?

Il cibo quindi acquista la valenza di un premio, ma è solo uno dei tanti condizionamenti... il cibo è anche conforto (anche questo visto in tv tra l'altro, sempre meglio che buttarsi sull'alcool ma quante volte si vede la ragazzina di turno che dopo la delusione d'amore mangia il gelato direttamente dalla vaschetta?)...

Il cibo è motivo di convivialità, ci si incontra con gli amici per mangiare, ore ed ore passate a mangiare mentre si chiacchiera, bellissimo, l'amicizia è favolosa ma non sarebbe più bello fare una passeggiata nella natura o andare al mare e chiacchierare con gli amici?


Un altro condizionamento, forse il più difficile da scardinare, è quello emozionale: leghiamo ad un certo cibo un ricordo, un'emozione di gioia ed amore e quando lo mangiamo richiamiamo quella stessa sensazione. Nel momento in cui ti rendi conto di questo però puoi scindere le due cose, slegare il ricordo a quel cibo ed a quel punto sei veramente libero: sei libero di continuare a mangiarlo o no, ma sarà solo una tua decisione non sarà più una costrizione.... 

E' difficile da fare perchè credo sia proprio qualcosa di profondo e anche molto fisico: il nostro cervello infatti memorizza a blocchi, non separa, quindi è difficile entrar dentro questo blocco e separare ma difficile non significa impossibile, i limiti ce li mettiamo solo noi e se vogliamo essere veramente liberi dai condizionamenti è l'unica strada da percorrere...

Vi invito a rifletterci su un attimo: qual è il vostro piatto preferito? Perchè lo è? Quando è stata la prima volta che lo avete assaggiato? Se andate troppo in là nel tempo e si perde il ricordo nell'infanzia non importa perchè è proprio quella la dimostrazione del concetto... 

se mi piace la pastasciutta la prima volta che l'avrò mangiata non sarà stato certo durante un litigio in famiglia, no? Che senso avrebbe soffrire di nuovo, anzi questo è proprio ciò che succede con le allergie: il cervello memorizza tutta la situazione del momento e se c'è una sofferenza ci impedisce di ripeterla, come? facendoci diventare allergici a quel cibo così non soffriamo più come la prima volta che l'abbiamo mangiato...

Forse non funziona proprio così, non basta una volta per creare un'allergia o un attaccamento ad un determinato cibo ma come si imparano le cose? Ripetendole... quindi se per un periodo prolungato nel tempo da piccola ogni volta che mangio il formaggio sono felice perchè sono con la mia famiglia, sarà facile decidere di eliminarlo dalla mia tavola? Direi di no, direi che comincerei ad arrampicarmi su tutti gli specchi che trovo, a cercare una ragione razionale e scientifica per cui non è giusto smettere, anzi se qualcuno insiste a farmi smettere gli darò anche dell'estremista o mi chiuderò dicendo che si può dimostrare che tutto fa male per cui tanto vale... etc etc...

Da parte mia non c'è giudizio, anch'io fino a quattro anni fa mangiavo in modo inconsapevole, senza farmi troppe domande, il mio intento è quello di istillare il dubbio, farsi delle domande, non punto a "veganizzare" il mondo... siamo liberi di mangiare quello che vogliamo, liberi di mangiare chi vogliamo mi suona già un po' più difficile da dire perchè la libertà individuale finisce lì dove inizia quella dell'altro, che sia animale o umano...

Liberi di mangiare quello che vogliamo, ma liberi anche dai condizionamenti: se mangio dolci poco prima del ciclo sono consapevole che è un condizionamento, posso continuare a farlo ma scelgo di farlo non mi faccio costringere da un condizionamento fisiologico ed emozionale.



C'è poi un altro tipo di condizionamento: il condizionamento mentale...
 "Mangio questo perchè mi fa bene, perchè contiene la tale vitamina o proteina, perchè riduce il colesterolo, perchè l'ho studiato, perchè me l'ha detto il medico etc etc. "
Il condizionamento mentale è insidioso forse anche più di quello emotivo per alcune persone e per assurdo più ci si è informati, più si è studiato nella vita e più ci si fa condizionare.

E' naturale quando ci si trova a voler cambiare alimentazione informarsi e "cercare sostituti", non è naturale continuare a farlo dopo anni... la salute vera non si ottiene con la bilancina a pesare tutto nè nei cibi come la soia e le alghe, la salute vera si ottiene nutrendosi di ciò che la natura ci offre.

Se abbiamo le crucifere d'inverno ed i pomodori d'estate ci sarà un perchè... se non siamo nati con le zanne e gli artigli ma con i pollici opponibili per raccogliere frutta e verdura ci sarà un perchè...

la Natura è saggia e seguirne i suoi cicli ci fa stare in salute.

Il rischio di chi ha studiato tanti anni è quello di perdersi nei meandri mentali di ricerche e studi fatti da altri e di perdersi nel riduzionismo: un'arancia non è solo vitamina C è una sinfonia di vita, colore, sapore e sostanze nutritive di cui non conosciamo neanche l'esistenza...

cosa sto dicendo allora: buttare via anni di studio? No, solo che bisogna capire che anche quegli anni lì sono un condizionamento mentale e posso scegliere di seguirlo o sganciarmene, proprio come faccio con il condizionamento emozionale.

Riconquistiamo la nostra libertà iniziando dalla tavola, è lì che ho iniziato io ed è un buon punto di partenza per la gioia della liberazione.

Purtroppo certi cibi ci condizionano a tal punto che non riusciamo neanche a fare ragionamenti lucidi quando continuiamo a mangiarli. Mi ricordo che quando ero in vacanza non bevevo mai il cappuccino perchè il latte mi faceva venire mal di pancia e preferivo evitare in vacanza. Ma allora perchè continuavo a berlo anche a casa? Abitudine? Ho sempre fatto così, il latte è necessario perchè non dovrei berlo neanche a casa... ma a questa conclusione sono arrivata solo dopo aver visto la salute ritrovata dopo aver eliminato tutti i latticini...

Mi si potrebbe dire: "Vabbè ma perchè tu eri intollerante e non lo sapevi perciò stai meglio ora, ma a me piace il formaggio e non mi fa male... " davvero? cosa significa essere in salute? mal di testa, raffreddori e bronchiti, febbre, etc etc e poi dopo una certa età pasticca per il colesterolo, per la pressione etc etc... no questa non è salute vera.

Salute vera vuol dire lucidità mentale, forza ed energia vitale e gioia tutti i giorni. Non è sempre così, ogni tanto anche io prendo un raffreddore (seppure in forma molto più breve e leggera) e non sono a livello emotivo al top, ma è la quantità dei giorni che cambia ed anche la gravità del malessere psicologico o fisico. 

Per ottenere la salute vera cosa possiamo fare? Ritrovare la Natura e seguire le sue Leggi. Liberiamoci dai condizionamenti ed iniziamo a vedere il mondo per quello che è e non attraverso il filtro della società antropocentrica.


Rendiamoci conto di una regola fondamentale: non fare agli altri ciò che non vorresti che facessero a te:
cosa è costretta a fare una mucca? Abbandonare il figlio appena nato per andare a lavorare costretta a dar via litri e litri di latte.
Contro natura a partire dall'inseminazione artificiale, il vitellino verrà ucciso prestissimo, in natura non produrrebbe tutto quel latte quindi anche costretta ad assumere ormoni ed antibiotici.
A parte queste ultime barbarie, il fatto che la mamma mucca debba lasciare il vitellino per andare a lavorare cosa vi fa pensare?
Alla società moderna in cui la donna non può permettersi di non essere produttiva nel mondo del lavoro e deve rientrare prestissimo "abbandonando" il figlio ai nonni se va bene, ma più spesso ai nidi o alla babysitter...
Le galline più o meno hanno lo stesso destino... in natura non farebbero uova tutti i giorni, certo che se sono in batteria una attaccata all'altra, con la luce artificiale e viene tolto l'uovo lo rifaranno... anche quando il contadino toglie l'uovo appena fatto alla gallina felice che razzola nella campagna la induce a produrne un altro, stressando il fisico continuamente anche se in condizioni meno barbariche... per non parlare poi del fatto che anche se sono "galline felici" continuare a comprare uova significa continuare a far tritare i pulcini maschi che non servono allo scopo e poi galline e mucche quando saranno anziane o semplicemente tanto sfruttate da non rendere più uova e latte che fine faranno?

Ci sono state tante femministe negli anni che si sono battute per i diritti delle donne e spesso erano anche vegetariane perchè si rendevano conto che il trattamento inflitto alle donne era lo stesso inflitto agli animali, non buttiamo via questi sacrifici, apriamo gli occhi e smettiamo di sfruttare gli animali, così da poter smettere anche noi stessi di essere sfruttati.

Ma come possiamo smettere di sfruttarli? Smettendo di farci usare dai condizionamenti, rendiamoci consapevoli del perchè mangiamo certi cibi, perchè li cerchiamo continuamente e quanto in realtà facciano male a noi stessi, agli animali ed all'ambiente.

Smettiamo di comportarci da delfini che si fanno premiare con il cibo e smettiamo anche di andarli a vedere gli animali ammaestrati nelle loro prigioni dorate: i delfini come i leoni, come qualsiasi Animale sulla Terra ha diritto di vivere nel suo habitat... se noi abbiamo scelto di rinchiuderci in scatolette (fateci caso a come i palazzi assomiglino agli alveari e non lamentatevi se vi fanno sentire api operaie) non rinchiudiamoci anche gli Animali, che sia per il nostro intrattenimento o peggio ancora per la nostra alimentazione la loro libertà è sacra come la nostra.


Con Amore

Mary


giovedì 9 marzo 2017

Guarire dal cancro si può!

Si può guarire dal cancro senza fare la chemioterapia, ma si può guarire dal cancro anche NONOSTANTE la chemioterapia.
 
E’ necessaria però la Volontà del Cambiamento ed è fondamentale non lasciarsi prendere dalla paura che bloccherebbe ogni processo in tal senso.
 
Ecco un illuminante libro sull’argomento del Dottor Sergio Signori:
 
Libere testimonianze di guarigione
http://www.ilgiardinodeilibri.it/libri/__siamo-guariti-dal-cancro.php?pn=5891
 
"Possiamo guarire dal cancro, come da qualsiasi malattia".
 
Questa affermazione dell'autore si fonda su conoscenze millenarie nonché sulle ultime scoperte dell'Epigenetica, della Nuova Biologia, della Nuova Medicina; ma soprattutto il libro riporta "prove", prove viventi: persone guarite.
 
In poco tempo l'autore ha raccolto quarantadue storie di guarigione; ma quanti saranno i guariti? Si parla di persone guarite nei modi più diversi da tumori, linfomi, leucemie "maligni" scardinando prognosi, protocolli, convinzioni consolidate; qualcuno è guarito perfino "in fase terminale"; una persona è guarita in modo miracoloso, con tanto di documentazione medica.
 
Dunque la guarigione è un potenziale intrinseco, individuale e contemporaneamente collettivo. L'attenzione va spostata dalla "malattia" alla Persona e alle sue potenzialità e connessioni col Tutto, comprendendo che cancro, linfomi, leucemie sono un processo che ha un senso e un messaggio. Si dice che molte persone muoiono di cancro; se fosse un colossale errore? Perché molte persone muoiono? Perché altre guariscono?
 
Si prospetta di superare le convinzioni comuni, di uscire dall'isolamento e di creare una rete di guarigione. Tutti siamo chiamati a contribuire a diffondere questo messaggio di guarigione, di fiducia, di Vita.
 
AUTORE
Sergio Signori, laureato in Medicina e Chirurgia nel 1974 col massimo dei voti e lode, è specializzato in Medicina Interna. Per quindici anni ha lavorato come medico di ruolo in Medicina Generale all’Ospedale di Vicenza.
 
Successivamente ha scelto libera professione, formandosi, tra le altre, in Omeopatia, Ayurveda, Fitoterapia, Floriterapia di Bach. Parallelamente ha portato avanti un costante percorso di ricerca interiore. Pratica la Medicina Olistica considerando la persona un’unità inscindibile di corpo, mente, sentimenti, energia, relazioni, ambiente e spirito.
 
Intervista al Dott. Sergio Signori:
 

lunedì 6 febbraio 2017

Il Concetto di Autoguarigione.

 
Il concetto di Autoguarigione è purtroppo ancora poco noto e soprattutto poco applicato.
Si inizia a parlarne, ma molti ancora sono restii a comprendere ed affidarsi all’Autoguarigione;  per troppo tempo siamo stati abituati a pensare che a guarirci sono i medici e le medicine eppure lo diceva già Ippocrate: Il medico cura, la Natura guarisce”. 

“Quando si è ammalati è importante non fare niente, ma questo niente bisogna saperlo fare molto, ma molto bene” diceva il Dottor Herbert Shelton padre dell’Igienismo moderno ed è vero.

La Natura insita in Noi ci guarisce avviene così quando ci tagliamo, quando ci rompiamo un osso, ma anche in tutti gli altri casi di alterazioni e malattie.

Prima di proseguire però è importante chiarire cos’è la malattia.
La malattia non è altro che la presentazione di sintomi esteriori di un malessere più profondo, che può derivare  da uno squilibrio del corpo, della mente e dell’anima. Stress fisico, cattiva alimentazione, stile di vita non corretto, ansie, paure, preoccupazioni continue, scarso riposo fisico e mentale possono portare ad uno squilibrio interno e quindi alla cosiddetta malattia.

Il nostro sistema immunitario indebolito dalle interferenze esterne, blocchi interni e sovraccaricato di tossine non riesce più ad espellerle sufficientemente attraverso gli organi emuntori e quindi espelle attraverso altri canali, manifestando questa disarmonia attraverso i sintomi di malattia.

La cultura moderna purtroppo ha insegnato a curare il sintomo della malattia e mai a cercare di capire l’origine e la causa che ha portato ad “ammalarci”, così noi curiamo il sintomo fino a farlo scomparire in modo che  possiamo tornare più rapidamente alle nostre cattive abitudini che ci hanno fatto ammalare.

Cosa accade però se noi continuiamo a reprimere il sintomo senza andare all’origine dello squilibrio ? Accade che le tossine ed il messaggio dello squilibrio (comunemente detto malattia) cronicizzano e lo sfogo di tossine  diventa sempre più aspro e più profondo.

Quello che dovremmo fare in presenza di una qualsiasi sintomo, che sia un raffreddore o un malessere più profondo,  è non fare nulla, cioè non interferire con i meccanismi di Autoguarigione che la Natura insita in noi mette in opera continuamente per tenerci in vita e cercare di tenerci in salute. 

Quando accusiamo dei sintomi di malessere vuol dire che si è creato un disequilibrio e che quindi necessitano più energie per il processo di Autoguarigione, per questo è indispensabile evitare di sprecare energie per altre attività e riposare fisicamente e mentalmente.

Per le sintomatologie più acute è fondamentale anche il riposo fisiologico, il digiuno o perlomeno un’alimentazione molto leggera, poiché la digestione porta via molte energie.

E’ fondamentale inoltre non reprimere con medicinali di alcun genere i sintomi! Bisogna ricordarsi sempre i sintomi non sono altro che il tentativo di ristabilire l’equilibrio che il nostro organismo mette in essere o comunque un messaggio che vuole avvisarci che stiamo tirando troppo la corda.

Ignorare questo sintomo, o peggio ancora reprimerlo equivale a spegnere una sirena che segnala una fuga di gas; Non sentiremo più quel suono, ma il gas ci sarà sempre e si propagherà senza che noi ce ne accorgiamo.

Tutto questo che ho detto sono concetti conosciuti fin da Ippocrate e ribaditi dai padri dell’Igiene Naturale più di un secolo fa, ma purtroppo pur essendo banalmente ovvi ed intuitivamente riscontrabili sono concetti estranei alla medicina ed ai protocolli ufficiali e quindi alla maggior parte delle persone.

Spesso sono sconosciuti ed ignorati i più semplici concetti e quello che potrebbe essere un corretto stile di vita (mangiar sano, evitare medicinali etc…) viene visto addirittura come sbagliato e controproducente.

Ci siamo ridotti ad avere tabelle per conoscere quali sostanze sarebbero necessarie, assurdi valori di riferimento per sapere se si è in salute ed invasivi protocolli preventivi e di cura.

Abbiamo delegato la nostra Salute  ed il nostro Sentire alle industrie farmaceutiche ed alle istituzioni ad esse affiliate. 
Abbiamo perso il contatto con la Natura insita in Noi.

Ogni Guarigione è sempre un processo di Autoguarigione ! 
Non bisogna mai ostacolare questo Naturale processo ed anche quando utilizziamo tecniche non invasive di cura (Omeopatia, Trattamenti Energetici, Musicoterapia etc) non dobbiamo mai dimenticarci che questi possono favorire la nostra Autoguarigione, ma non guarirci dall’esterno, la Guarigione viene sempre e solo dall’interno, messa in atto dalla Natura insita in Noi.

Felice Vita
Salvatore

giovedì 2 febbraio 2017

Taglia di qua, cuci di là: un tunnel da cui fuggire a gambe levate


Sempre più spesso sento dire: avevo qualche problema alla cistifellea me l'hanno tolta... il bambino si ammalava spesso gli hanno tolto le tonsille... etc etc...
ma come mai non ci si ferma un attimo a ragionarci sulle cose prima di sottomettere sè stessi o i propri figli alla rinuncia di parti fisiche di sè... oltretutto se la natura ci ha dotato di determinati organi ci sarà un motivo, no?

Non so se è sempre stato così o negli ultimi anni questi episodi sono aumentati a dismisura... probabilmente sono aumentati visto che mangiamo sempre più male, siamo circondati da tecnologie sempre più invadenti e subdolamente pericolose e il disagio emotivo e mentale è aumentato... ma tutto questo perchè succede? 

Ci stiamo allontanando sempre di più dalla Natura e quando ci arriva un messaggio dal nostro corpo con il quale cerca di avvertirci di cosa ci stiamo facendo, la maggior parte di noi cosa fa? Nasconde in tutta fretta il problema sotto il tappeto perchè "non posso fermarmi ho mille impegni" e soprattutto "non voglio ascoltarmi... son felice così come sto, non c'è nulla che non vada"... ecco che arriviamo al nocciolo della questione: è dura, veramente dura prendersi carico delle proprie responsabilità, prendersi la responsabilità della propria salute e felicità.. non tutti sono pronti ad accettare il fatto che siamo noi i registi del film della nostra vita, non esiste sfortuna o fortuna, tutto ciò che ci accade succede perchè l'abbiamo creato/attirato noi...

sì vabbè ma io desidero la guarigione ma poi lo stesso non funziona... ci sono diverse possibilità di risposta: in realtà nel tuo inconscio non desideri veramente guarire perchè non attui i cambiamenti necessari alla guarigione... ci arriva tutto ciò che desideriamo ma anche tutto ciò che ci serve per evolvere e quindi finchè non capiamo la lezione rimaniamo sempre lì dietro quel problema... gli unici limiti sono nella nostra testa, l'autoguarigione è la sola realtà...

non esistono medicine o operazioni chirurgiche o anche rimedi "olistici" miracolosi, l'unico vero miracolo lo possiamo fare solo noi... tutte le cure, anche quelle meno invasive, sono solo un palliativo... sicuramente possono essere di supporto ed un utile aiuto per la risoluzione ma la spinta finale la possiamo dare solo noi.

Ritornando al discorso di partenza, sono veramente dispiaciuta per quelle persone che non ascoltano i messaggi continui ed insistenti delle malattie ma si riducono a farsi estirpare pezzi di corpo nella speranza di risolvere qualcosa: è come se l'auto perdesse olio ed io invece di andare a vedere perchè succede e risolvere il problema alla fonte facessi togliere dal meccanico il recipiente che lo contiene, a quel punto l'auto funzionerebbe bene o meglio di prima? 

Ho sentito di medici che sconsigliano di mangiare frutta e verdura in caso di trattamenti con la chemio, in effetti c'è qualcosa da sconsigliare ma non si tratta certo della frutta e della verdura...

Non è che se la tiroide non funziona più bene prendo una pillolina ed ho risolto tutto o se soffro di calcoli alla cistifellea me la faccio tagliar via e zac risolto il problema...

Perchè non funziona più quella parte del mio corpo? La malattia è un'occasione d'oro per cambiar vita, per fermarsi e capire che da qualche parte si è persa la direzione e c'è tutto il tempo del mondo per ritrovare la via giusta ma bisogna farlo non delegare agli altri nè sperare di voltarsi dall'altra parte e far finta di nulla...

Non sono qui certo a giudicare nè criticare la medicina moderna, ci sono stati tanti casi in cui ha salvato la vita alle persone ed i progressi sono sicuramente tanti ma è l'approccio che non va: ci si è dimenticati di una cosa che gli antichi sapevano bene, noi siamo una sola cosa mente corpo ed anima e quando una parte non va bene va visto l'insieme, va cercata la ragione del disequilibrio... 
noi non siamo automobili, togliendo un pezzo da qualche parte provocheremo sicuramente un disequilibrio da qualche altra parte, disabilitando la funzione di un organo ne risentirà sicuramente tutto il resto... 

Impariamo a prendere in mano le redini della nostra vita, smettiamo di delegare agli altri la nostra salute, nessuno ci conosce meglio di noi stessi, apportiamo modifiche nel nostro stile di vita iniziando dalla tavola: noi siamo quel che mangiamo, diceva un saggio tanti tanti anni fa...

Apriamo gli occhi a partire dalla tavola, con cosa vogliamo nutrire le nostre cellule? cosa c'è dentro i nostri piatti? Cerchiamo di andare un po' oltre il sentito dire, che sia la tv o il medico stesso, siamo solo noi che possiamo portare consapevolezza alla nostra tavola.

Passo successivo: mi nutro anche di ciò che penso, di ciò che provo.... quindi quali sono le emozioni che mi pervadono? di quali pensieri mi nutro tutti i giorni? 

A quel punto sarà tutto in discesa, un cambiamento dopo l'altro ritroveremo la felicità e la salute perdute... c'è bisogno però di una buona dose di impegno però e dobbiamo veramente aver voglia di cambiare ciò che non va... è comodo prendere una pasticchetta o sottoporsi ad un intervento chirurgico, pochi giorni e via si ritorna alle cattive abitudini e la spazzatura si ricomincia ad accumulare sotto il tappeto.
 E nel delegare agli altri la responsabilità inserisco anche i controlli medici, quelli gratuiti perchè sono tanto generosi da pensare alla nostra salute, prima di fare una diagnosi (che vede se c'è un problema o non c'è) facciamo la vera Prevenzione (mangiando bene, modificando i nostri pensieri ed emozioni negative, etc etc.) e se proprio ci viene una gran voglia di controllare qualcosa almeno non facciamoci prendere dal panico per il risultato, tutto è recuperabile, si può risolvere tutto non è mai troppo tardi: Incurabile significa In-curabile = curare da dentro.

Prima di farsi tagliuzzare dissezionare controllare e terrorizzare fermiamoci a riflettere: la Nostra Vita è nelle nostre mani, non lasciamola gestire a nessun altro.

Con amore

Mary


giovedì 12 gennaio 2017

Il Potere nascosto dei Suoni

I suoni come straordinario strumento per la guarigione e l’auto-guarigione
 
In principio era il verbo“. Così recita la Bibbia, che più volte fa riferimento esplicito al potere della parola e del suono, come ad esempio nel libro della genesi “E Dio disse: sia la luce e la luce fu”. Anche i Veda (antichi testi sacri Indù) sostengono che “In principio era Brahman col quale era la parola”. Gli egizi credevano che il dio Thoth potesse creare qualsiasi cosa semplicemente pronunziandone il nome e i maya narrano che il primo uomo ricevette la vita dal potere della voce. E ancora, le leggende degli indiani d’America hopi, narrano di una donna ragno che cantò il canto della creazione sopra le forme inanimate della Terra e le portò alla vita.
Le parola parlata o cantata è dunque strumento di creazione e anche come mezzo che ci avvicina al divino, come nella preghiera, nella meditazione e nei canti sacri, ma c’è un terzo, importante aspetto che merita la massima attenzione: la parola e la voce come strumento di guarigione e auto-guarigione.
 
Mantra in sanscrito significa: pensiero che libera e guarisce. Esso svolge la sua funzione anche attraverso la semplice ripetizione mentale, ma raggiunge il massimo di efficacia se recitato o cantato, abbinando così al potere del pensiero quello del suono. Nella tradizione indiana troviamo migliaia di mantra, ciascuno congegnato per assolvere un diverso effetto: alcuni sono costituiti da singole parole ed altri da brevi frasi – come il celeberrimo “om mani padme hum“. Ciascuno di questi mantra ha un preciso significato in lingua sanscrita, tuttavia non è il significato l’elemento più importante di un mantra, bensì la qualità della vibrazione sonora che esso produce, ed è questo aspetto che rende i mantra uno strumento universale, la cui validità prescinde da lingua, religione e cultura di chi lo pratica.
 
(...)
Le vocali: i mantra elementari
 
Fin da piccoli ci hanno insegnato le vocali nell’ordine alfabetico A E I O U; questo ordine tuttavia non è il più idoneo a comprendere le potenzialità di guarigione delle vocali e i loro rapporti con il corpo umano. Se avete voglia di fare un piccolo esperimento potrete constatare voi stessi che la successione più naturale delle vocali è un’altra.
Per prima cosa sedetevi comodi, con la schiena dritta, chiudete gli occhi e fate un paio di respiri profondi per prepararvi. Procedete quindi a cantare una vocale alla volta, partendo dalla U e dedicando un intero respiro ad ogni vocale: cantate dunque UUUUUUU su una nota sola, e cercate di percepire in quale zona del vostro corpo si avverte maggiormente la risonanza. Riprendete fiato e ripetete una seconda volta UUUUUUU. Passate quindi alla OOOOOOO, anche questa per almeno due volte, e poi fate lo stesso con la A, la E e infine la I.
 
Se avete fatto l’esercizio vi sarete forse resi conto che la vocale U risuona soprattutto nella zona dei genitali e nella pancia (non è forse a caso che la parola “utero” inizi con a vocale U); la O si sente invece risuonare un po’ più in alto, tra l’ombelico e il diaframma, mentre la A vibra chiaramente nel petto. La vocale E si colloca ancora più in alto, più o meno tra gola e testa, ed infine la I (la vocale di “spirito”) risuona più in sù di tutte, nella testa, dando quasi l’impressione che il suono spinga verso l’alto e voglia fuoriuscire dalla sommità del capo.
L’ordine naturale delle vocali non è quindi AEIOU bensì UOAEI. Potete fare anche un’altra prova cantando le 5 vocali assieme, una dietro l’altra con un unico fiato: se seguite l’ordine tradizionale AEIOU sentirete che il suono prima tende a salire, passando dalla A alla E e alla I, e poi avvertirete come una frattura, una caduta con la O e infine la U che tendono verso il basso. Seguendo invece l’ordine naturale UOAEI il suono si sviluppa con progressione costante dal basso verso l’alto, senza brusche variazioni.
 
I due esercizi che abbiamo proposto non servono solo a rendersi conto dei rapporti tra vocali e corpo umano, ma sono anche utili strumenti per stimolare l’energia vitale e rilassare e armonizzare le tensioni e gli squilibri che la vita moderna inevitabilmente produce. A tale scopo è sufficiente dedicare pochi minuti al giorno a cantare nel modo sopra descritto, seguendo prima l’ordine UOAEI e poi l’ordine inverso, IEAOU. E’ anche possibile soffermarsi su una singola vocale, qualora si avverta l’esigenza di stimolare particolarmente l’area del corpo corrispondente.
 
Il canto degli armonici
 
I mantra non sono l’unico caso di utilizzazione della voce umana con finalità meditative e terapeutiche. Un posto di primissimo piano spetta infatti al canto degli armonici, particolarissima tecnica canora tipica del Tibet e della Mongolia, ma presente, in forme meno raffinate, anche in varie culture tribali e sciamaniche del pianeta.
 
Attraverso tale tecnica (detta anche throat singing oppure overtone chanting) si riescono a produrre con la sola voce sonorità talmente ricche di note, di accordi e di armonici che spesso gli ascoltatori stentano a crederci e pensano che i suoni provengano da un insieme di veri e propri strumenti musicali che suonano assieme. Si tratta infatti di un canto bifonico, vale a dire che una sola persona emette due serie di suoni distinte e contemporanee: una è rappresentata dal suono base, di solito su un’unica nota, che funge da sfondo e da generatore; l’altra serie è invece costituita da un susseguirsi di suoni molto più acuti del suono base (da cui la parola “overtones”) che si liberano come per magia come le note di un flauto, di un clarinetto o talvolta di una cornamusa. Se mi è concessa una analogia, possiamo dire che gli armonici stanno ai suoni e alla musica “normale” come l’aura sta al corpo fisico, nel senso che gli armonici rappresentano la parte più sottile e “spirituale” del suono, così come l’aura rappresenta la parte sottile, energetica, dell’essere. Normalmente né l’una né gli altri sono percepibili, ma in particolari condizioni, come ad esempio la meditazione, possono divenirlo, producendo una espansione globale della coscienza.
 
E’ molto difficile illustrare a parole la qualità dei suoni prodotti tramite questa tecnica e ancor più gli effetti che essi suscitano negli ascoltatori: le sonorità prodotte sono infatti di tale ampiezza e frequenza da trasportare con facilità i partecipanti nello stato di meditazione, sperimentando così limpidi spazi di pura consapevolezza, a più stretto contatto col proprio essere. Al contempo, per il fenomeno di risonanza, il campo bio-energetico umano, immerso in tali sonorità, si innalza e si equilibra, favorendo così anche eventuali processi di guarigione.
 
Ovviamente pochi possono disporre di campane tibetane o essere in grado di eseguire il canto degli armonici, ma per avvalersi del potere meditativo e terapeutico dei suoni abbiamo tutti a disposizione quel meraviglioso strumento che è la nostra voce. Cantare dei mantra o delle semplici vocali è infatti un’esperienza altamente suggestiva, che rilassa a fondo e produce al contempo sensazioni di profonda armonia. E non veniamo a dire che siamo stonati o che non abbiamo voce: è sufficiente cantare singole vocali come la A o semplici parole come OM o AMEN per ottenere validi risultati. Se ci vergogniamo possiamo benissimo farlo da soli, chiusi nella nostra stanza, l’importante è farlo; ma dopo qualche giorno di pratica solitaria il coraggio cresce e potremmo magari aver voglia di invitare degli amici per cantare in coro: prepariamoci in questo caso ad avere piacevolissime sorprese, poiché accade immancabilmente un fatto curioso: se anche molti dei partecipanti – presi singolarmente – sono stonati, le loro voci, grazie allo spazio meditativo che si crea, tendono spontaneamente ad accordarsi, e il suono complessivo che ne risulta è perfettamente armonico, assai piacevole a sentirsi e soprattutto assai ricco di potenzialità terapeutiche per il corpo, per la psiche e per lo spirito. Magia della risonanza.
 

*********************

Articolo Completo

Il Potere nascosto dei Suoni

 
In principio era il verbo“. Così recita la Bibbia, che più volte fa riferimento esplicito al potere della parola e del suono, come ad esempio nel libro della genesi “E Dio disse: sia la luce e la luce fu”. Anche i Veda (antichi testi sacri Indù) sostengono che “In principio era Brahman col quale era la parola”. Gli egizi credevano che il dio Thoth potesse creare qualsiasi cosa semplicemente pronunziandone il nome e i maya narrano che il primo uomo ricevette la vita dal potere della voce. E ancora, le leggende degli indiani d’America hopi, narrano di una donna ragno che cantò il canto della creazione sopra le forme inanimate della Terra e le portò alla vita.
Le parola parlata o cantata è dunque strumento di creazione e anche come mezzo che ci avvicina al divino, come nella preghiera, nella meditazione e nei canti sacri, ma c’è un terzo, importante aspetto che merita la massima attenzione: la parola e la voce come strumento di guarigione e auto-guarigione.
 
Mantra in sanscrito significa: pensiero che libera e guarisce. Esso svolge la sua funzione anche attraverso la semplice ripetizione mentale, ma raggiunge il massimo di efficacia se recitato o cantato, abbinando così al potere del pensiero quello del suono. Nella tradizione indiana troviamo migliaia di mantra, ciascuno congegnato per assolvere un diverso effetto: alcuni sono costituiti da singole parole ed altri da brevi frasi – come il celeberrimo “om mani padme hum“. Ciascuno di questi mantra ha un preciso significato in lingua sanscrita, tuttavia non è il significato l’elemento più importante di un mantra, bensì la qualità della vibrazione sonora che esso produce, ed è questo aspetto che rende i mantra uno strumento universale, la cui validità prescinde da lingua, religione e cultura di chi lo pratica.
 
I suoni come strumento per la meditazione e la guarigione
 
 Da qualche anno è stato riscoperto anche in occidente ciò che le scuole iniziatiche conoscevano sin dall’antichità, e cioè che il suono e la musica possono elevare lo stato di coscienza e anche favorire i processi di guarigione. La musicoterapia – una disciplina di recente costituzione – si occupa appunto di ciò. Le esperienze in materia hanno evidenziato che i generi musicali occidentali con i maggiori effetti terapeutici sono, in linea di massima, la musica classica barocca del sei-settecento e la musica New Age, specie quella cosiddetta “di ambiente”. Per quanto riguarda la musica barocca, il motivo risiede nella armoniosità di tale genere che, grazie al principio di risonanza che più oltre illustreremo, si traduce in una maggiore armonia anche nell’ascoltatore; la musica romantica e ancor più quella contemporanea invece, poiché mirano a descrivere e stimolare forti emozioni, utilizzano ritmi e sonorità nel complesso disarmoniche, inadatte quindi ad un uso rilassante e terapeutico (salvo alcune situazioni psicoterapeutiche dove viene ricercato un affetto catartico o energizzante).
 
Relativamente alla musica New Age il discorso è ancora più interessante: essa è stata infatti definita, non a caso, una “musica per ascoltarsi dentro” e infatti viene largamente impiegata come sostegno a molte psicoterapie, terapie alternative e seminari di auto-consapevolezza e crescita personale, proprio perché favorisce il contatto con le parti più profonde del nostro essere, riconnettendoci ai piani più elevati dell’Esistenza. Grazie alle sue sonorità e ritmi, tranquilli, intimi e profondi, e all’utilizzo di suoni della natura (acqua che scorre, canto di uccelli, suoni di animali quali delfini, balene etc.) evoca stati d’animo particolari che ben si integrano con la meditazione, l’introspezione, la ricerca interiore.
In oriente il problema della distinzione tra generi più o meno adatti a scopi terapeutici praticamente non si pone perché quasi tutta la musica è da sempre pensata e creata per favorire il benessere psico-fisico e spirituale dell’essere umano, e sia la musica strumentale che quella vocale – mantra inclusi – non viene mai eseguita a caso, ma con grande consapevolezza circa gli scopi che ci si propongono.
 
Ogni suono che ascoltiamo, sia esso prodotto dalla voce umana, da uno strumento musicale o da un’altra sorgente, si compone infatti di specifiche vibrazioni che hanno la proprietà – grazie al principio fisico di risonanza – di mettere in vibrazione certe specifiche aree del nostro corpo, influenzando – in positivo o in negativo – il flusso delle energie vitali e il sistema nervoso.
 
Il principio di risonanza
 
La risonanza è un fenomeno che la fisica conosce da tempo, ma solo da poco si è iniziato a studiarne scientificamente le implicazioni per la salute umana. La risonanza agisce in tutte le dimensioni dell’universo, dal più piccolo atomo alla galassia più grande, e si manifesta a vari livelli: sonoro, elettromagnetico, nucleare, gravitazionale. A noi interessa ovviamente il livello sonoro, e per spiegare come agisce proviamo ad immaginare di accendere il nostro impianto stereo nella stanza dove teniamo i bicchieri, meglio se di cristallo: se ascoltiamo con attenzione possiamo notare che oltre alla musica dello stereo si sentono anche altri suoni, più acuti: sono i nostri bicchieri che, stimolati dalla vibrazione sonora emessa dallo stereo, iniziano a risuonare con essa. Cambiando musica e sperimentando vari generi possiamo anche renderci conto che non tutte producono lo stesso effetto sui bicchieri, sia in intensità che in qualità, e che essi rivelano una maggiore affinità con alcuni generi musicali e alcune frequenze sonore. Lo stesso avviene per il nostro corpo quando si trova immerso in un campo di vibrazione sonora (come ad un concerto o ascoltando un disco o la radio) oppure quando produciamo noi stessi dei suoni cantando.
 
Non tutte le sorgenti sonore sono positive per la salute umana, ve ne sono anzi di alquanto negative, come ad esempio i rumori del traffico, il ronzio degli elettrodomestici o di altri strumenti elettrici; e non si creda che la musica sia tutta positiva: vi sono anzi molti casi, specie nella musica contemporanea, in cui l’effetto per la salute umana è de-armonizzante. Attenzione quindi a cosa si ascolta, la musica è come il cibo: non limitiamoci al sapore superficiale, ma cerchiamo di sentire che effetto ha su di noi, se cioè lo “digeriamo” bene o invece ci crea qualche problema, se insomma ascoltando una certa musica il nostro benessere aumenta o diminuisce.
 


Le campane tibetane
 
Tra i numerosissimi strumenti musicali inventati dall’uomo nel corso dei secoli, le campane tibetane sono forse quelle che hanno le maggiori valenze sul piano meditativo e terapeutico. All’apparenza sembrano poco più che ciotole di metallo per mangiare o cucinare, ma queste sembianze modeste nascondono un’anima di inimmaginabile ampiezza e raffinatezza. Si tratta infatti di strumenti musicali assai sofisticati, realizzati artigianalmente e composti di una lega di vari metalli diversi, fino a 7 (tra cui anche argento e oro). Grazie a ciò il suono che producono è ricco di armonici, poiché ogni metallo vibra ad una diversa lunghezza d’onda, e quindi un’unica percussione produce un accordo di più note. La diversa grandezza e spessore fanno poi sì che ogni campana abbia il suo peculiare accordo, più grave o più acuto, maggiore o minore, su una tonalità o su un’altra.
 
Una volta percossa, la campana continua a vibrare a lungo, emanando attorno a sé flussi concentrici di onde sonore che si propagano anche all’interno del corpo, con piacevoli e benefici effetti sui vari organi e cellule. L’intensità della vibrazione è tale che anche a svariati metri di distanza è possibile avvertirne il risuonare nel corpo.
 
A seconda del materiale di cui è costituito il battacchio usato, una stessa campana può produrre suoni diversi, più acuti e metallici col legno vivo, più gravi e caldi col legno rivestito di pelle o gomma e ancora più basso con le bacchette di feltro usate per i tamburi.
Oltre alla percussione, è possibile suonare le campane strofinandole circolarmente sul bordo superiore; si ottengono così suoni assai particolari ed eterei, meno avvertibili a livello fisico ma di grande impatto a livello emozionale e soprattutto spirituale.
 
Ogni campana presenta maggiore affinità con alcuni chakra e minore con altri, a seconda della frequenza sonora emessa, e pertanto il soggetto percepirà i suoni di alcune campane come più piacevoli o più spiacevoli rispetto ad altri, a seconda delle sue personali problematiche.
 
Per particolari scopi terapeutici, le campane possono anche essere poggiate direttamente sul corpo della persona, in corrispondenza di determinati punti energetici – o chakra – che necessitano di uno sblocco, stimolandoli in modo ancora più energico e mirato che con l’ascolto a distanza (ciò non è ovviamente possibile attraverso un disco ed è sperimentabile soltanto nei concerti dal vivo e nei seminari). Naturalmente, per quanto tali strumenti abbiano una indubbia valenza terapeutica, non vanno visti come sostituti della medicina o della psicoterapia ma piuttosto come strumenti complementari per la salute e il benessere globale. Se usate per scopi preventivi o di armonizzazione generale, su persone che non presentano particolari patologie, esse possono benissimo essere usate da sole, e in linea di massima non vi sono controindicazioni; se invece i soggetti sono affetti da specifiche patologie, è opportuno che l’utilizzazione venga effettuata in accordo col medico o con lo psicologo che segue tali soggetti.
 


I mantra
 
Abbiamo visto che è importante ascoltare musica appropriata, ma ancor più efficace per il nostro benessere è produrre noi stessi dei suoni armonizzanti, attraverso quel meraviglioso strumento musicale che è la nostra voce. Ogni parola che pronunciamo o cantiamo tende a dare origine a specifiche vibrazioni, o suoni, diverse da ogni altra parola, e questo dipende essenzialmente dal rapporto tra le vocali e le consonanti che la formano. L’efficacia terapeutica dei mantra e del canto in generale risiede nella proprietà di mettere in vibrazione certe aree del corpo, stimolando il flusso delle energie vitali e armonizzando il sistema nervoso. La vocale A, ad esempio, risuona soprattutto nel petto, all’altezza del cuore (e forse non è per caso che “amore” inizi per A).
 
Mantra in sanscrito significa: pensiero che libera e guarisce. Esso svolge la sua funzione anche attraverso la semplice ripetizione mentale, ma raggiunge il massimo di efficacia se recitato o cantato, abbinando così al potere del pensiero quello del suono. Nella tradizione orientale troviamo migliaia di mantra, ciascuno congegnato per assolvere un diverso effetto: alcuni sono costituiti da singole parole – ad es. OM – ed altri da brevi frasi – come il celeberrimo “om mani padme hum“. Ciascuno di questi mantra ha un preciso significato in lingua sanscrita, tuttavia non è il significato l’elemento più importante di un mantra, bensì la qualità della vibrazione sonora che esso produce, ed è questo aspetto che rende i mantra uno strumento universale, la cui validità prescinde da lingua, religione e cultura di chi lo pratica.
 
Il mantra più noto in oriente è “OM” (o “AUM”), che oltre ad essere cantato da solo si ritrova come invocazione iniziale in gran parte dei mantra composti, quali ad esempio “Om namaha Shivaya“, “Om mani bhadra” e molti altri. Questo mantra è così importante in India che la scala musicale di quel paese viene accordata sulla base di tale suono, cui è dedicata la prima nota della scala, il SA o SADJA (corrispondente approssimativamente al nostro DO DIESIS). Quando si canta l’OM è quindi opportuno intonarlo sul do diesis.
 
In questi ultimi anni OM si è diffuso anche nei paesi occidentali, dove fino ad ora il primato di notorietà spettava ad “AMEN”, che proviene peraltro dalla stessa radice sanscrita.
OM è considerato il suono base, la rappresentazione della vibrazione primordiale, quella che nella religione cristiana è indicata dalla frase “In principio fu il verbo” e che la scienza attuale individua come il “big bang”, la grande esplosione cosmica da cui si sarebbe originato il nostro universo. Quel verbo o suono da cui tutto si è originato echeggia ancora nell’universo – la scienza lo definisce “radiazione primeva” – e coloro che sono capaci di entrare in meditazione profonda e di raggiungere lo spazio del “vuoto mentale” riferiscono di aver udito un suono che ricorda appunto l’AUM.
OM è il mantra di guarigione per eccellenza, e ciò dipende essenzialmente dalla felice combinazione tra la vocale O e la consonante M: la vocale O infatti stimola e apre la regione del plesso solare e dello stomaco, assai importante da un punto di vista fisiologico, mentre la M raccoglie il suono e lo retroflette verso il cantante stesso, mettendone in vibrazione la testa e il tronco. In tal modo si viene a stimolare la circolazione dell’energia vitale, producendo di conseguenza un rilevante effetto di armonizzazione a livello fisico e nervoso.
 
Vediamo adesso come cantare appropriatamente questo mantra, così da esaltarne al meglio le potenzialità vibratorie e terapeutiche
Seduti o in piedi, con la schiena dritta, chiudete gli occhi, fate un paio di respiri lenti e profondi per prepararvi e quindi iniziate a cantare, dedicando un intero respiro ad ogni ripetizione: allora, prendete fiato e poi cantate OOOOOOOOOOMMMMMMMMMM su un’unica nota, né troppo alta né troppo bassa (se disponete di una tastiera o altro strumento potete intonare un do-diesis, altrimenti non preoccupatevi, funziona comunque anche su altre note). Il suono durerà finché avrete fiato, comodi, senza esagerare, facendo attenzione a non soffermarvi troppo sulla O per avere fiato sufficiente per la M. E’ importante non limitarsi ad ascoltare il suono con le orecchie, ma cercare di sentirlo risuonare nel corpo. Potete iniziare con 7 volte al giorno e crescere gradualmente fino a giungere nell’arco di qualche settimana a 21 volte, senza fretta, e, se occorre, con qualche respiro di pausa tra una ripetizione e l’altra se vi sentite affaticati.

Le vocali: i mantra elementari
 
Fin da piccoli ci hanno insegnato le vocali nell’ordine alfabetico A E I O U; questo ordine tuttavia non è il più idoneo a comprendere le potenzialità di guarigione delle vocali e i loro rapporti con il corpo umano. Se avete voglia di fare un piccolo esperimento potrete constatare voi stessi che la successione più naturale delle vocali è un’altra.
Per prima cosa sedetevi comodi, con la schiena dritta, chiudete gli occhi e fate un paio di respiri profondi per prepararvi. Procedete quindi a cantare una vocale alla volta, partendo dalla U e dedicando un intero respiro ad ogni vocale: cantate dunque UUUUUUU su una nota sola, e cercate di percepire in quale zona del vostro corpo si avverte maggiormente la risonanza. Riprendete fiato e ripetete una seconda volta UUUUUUU. Passate quindi alla OOOOOOO, anche questa per almeno due volte, e poi fate lo stesso con la A, la E e infine la I.
 
Se avete fatto l’esercizio vi sarete forse resi conto che la vocale U risuona soprattutto nella zona dei genitali e nella pancia (non è forse a caso che la parola “utero” inizi con a vocale U); la O si sente invece risuonare un po’ più in alto, tra l’ombelico e il diaframma, mentre la A vibra chiaramente nel petto. La vocale E si colloca ancora più in alto, più o meno tra gola e testa, ed infine la I (la vocale di “spirito”) risuona più in sù di tutte, nella testa, dando quasi l’impressione che il suono spinga verso l’alto e voglia fuoriuscire dalla sommità del capo.
 
L’ordine naturale delle vocali non è quindi AEIOU bensì UOAEI. Potete fare anche un’altra prova cantando le 5 vocali assieme, una dietro l’altra con un unico fiato: se seguite l’ordine tradizionale AEIOU sentirete che il suono prima tende a salire, passando dalla A alla E e alla I, e poi avvertirete come una frattura, una caduta con la O e infine la U che tendono verso il basso. Seguendo invece l’ordine naturale UOAEI il suono si sviluppa con progressione costante dal basso verso l’alto, senza brusche variazioni.
 
I due esercizi che abbiamo proposto non servono solo a rendersi conto dei rapporti tra vocali e corpo umano, ma sono anche utili strumenti per stimolare l’energia vitale e rilassare e armonizzare le tensioni e gli squilibri che la vita moderna inevitabilmente produce. A tale scopo è sufficiente dedicare pochi minuti al giorno a cantare nel modo sopra descritto, seguendo prima l’ordine UOAEI e poi l’ordine inverso, IEAOU. E’ anche possibile soffermarsi su una singola vocale, qualora si avverta l’esigenza di stimolare particolarmente l’area del corpo corrispondente.
 
Il canto degli armonici
 
I mantra non sono l’unico caso di utilizzazione della voce umana con finalità meditative e terapeutiche. Un posto di primissimo piano spetta infatti al canto degli armonici, particolarissima tecnica canora tipica del Tibet e della Mongolia, ma presente, in forme meno raffinate, anche in varie culture tribali e sciamaniche del pianeta.
Attraverso tale tecnica (detta anche throat singing oppure overtone chanting) si riescono a produrre con la sola voce sonorità talmente ricche di note, di accordi e di armonici che spesso gli ascoltatori stentano a crederci e pensano che i suoni provengano da un insieme di veri e propri strumenti musicali che suonano assieme. Si tratta infatti di un canto bifonico, vale a dire che una sola persona emette due serie di suoni distinte e contemporanee: una è rappresentata dal suono base, di solito su un’unica nota, che funge da sfondo e da generatore; l’altra serie è invece costituita da un susseguirsi di suoni molto più acuti del suono base (da cui la parola “overtones”) che si liberano come per magia come le note di un flauto, di un clarinetto o talvolta di una cornamusa. Se mi è concessa una analogia, possiamo dire che gli armonici stanno ai suoni e alla musica “normale” come l’aura sta al corpo fisico, nel senso che gli armonici rappresentano la parte più sottile e “spirituale” del suono, così come l’aura rappresenta la parte sottile, energetica, dell’essere. Normalmente né l’una né gli altri sono percepibili, ma in particolari condizioni, come ad esempio la meditazione, possono divenirlo, producendo una espansione globale della coscienza.
 
E’ molto difficile illustrare a parole la qualità dei suoni prodotti tramite questa tecnica e ancor più gli effetti che essi suscitano negli ascoltatori: le sonorità prodotte sono infatti di tale ampiezza e frequenza da trasportare con facilità i partecipanti nello stato di meditazione, sperimentando così limpidi spazi di pura consapevolezza, a più stretto contatto col proprio essere. Al contempo, per il fenomeno di risonanza, il campo bio-energetico umano, immerso in tali sonorità, si innalza e si equilibra, favorendo così anche eventuali processi di guarigione.
 
Ovviamente pochi possono disporre di campane tibetane o essere in grado di eseguire il canto degli armonici, ma per avvalersi del potere meditativo e terapeutico dei suoni abbiamo tutti a disposizione quel meraviglioso strumento che è la nostra voce. Cantare dei mantra o delle semplici vocali è infatti un’esperienza altamente suggestiva, che rilassa a fondo e produce al contempo sensazioni di profonda armonia. E non veniamo a dire che siamo stonati o che non abbiamo voce: è sufficiente cantare singole vocali come la A o semplici parole come OM o AMEN per ottenere validi risultati. Se ci vergogniamo possiamo benissimo farlo da soli, chiusi nella nostra stanza, l’importante è farlo; ma dopo qualche giorno di pratica solitaria il coraggio cresce e potremmo magari aver voglia di invitare degli amici per cantare in coro: prepariamoci in questo caso ad avere piacevolissime sorprese, poiché accade immancabilmente un fatto curioso: se anche molti dei partecipanti – presi singolarmente – sono stonati, le loro voci, grazie allo spazio meditativo che si crea, tendono spontaneamente ad accordarsi, e il suono complessivo che ne risulta è perfettamente armonico, assai piacevole a sentirsi e soprattutto assai ricco di potenzialità terapeutiche per il corpo, per la psiche e per lo spirito. Magia della risonanza.
 
Fonte: http://www.crescitaspirituale.it/2015/06/il-potere-nascosto-dei-suoni/